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4 Burma

Il ciclone ha 'spianato' la strada ai progetti della giunta

Si comincia a far luce sull’oscuro comportamento tenuto dalla giunta birmana dopo la catastrofe causata dal ciclone Nargis.

L’incomprensibile atteggiamento con il quale il governo ha evitato di aiutare la popolazione colpita nell’area del delta dell’Irrawaddy assume ora contorni più precisi. Infatti, le autorità militari hanno cominciato a prendere una serie di misure per sbarazzarsi dei sopravvissuti e ciò lascia supporre che il progetto di sgomberare quella zona fosse parte di un piano già stabilito: la realizzazione di una diga sul principale fiume della Birmania, in cooperazione con la Cina.

Ma andiamo a monte, è il caso di dirlo, e cioè nel punto di confluenza dei due fiumi che formano l’Irrawaddy, nello stato del Kachin, in Birmania settentrionale.

Il 1° maggio 2007, esattamente un anno prima del passaggio del ciclone Nargis, il Ministro dell’Energia Elettrica birmano e la China Power Investment Cooperation (CPI) tennero proprio lì una cerimonia inaugurale per la costruzione di una diga alta, secondo le previsioni, 152 metri e realizzata per generare 3.600 MW di elettricità (la maggior parte dei quali da rivendere alla Cina con un guadagno annuo di circa 500 milioni di dollari). É solo una tra le tante dighe pianificate dalla giunta per produrre energia idroelettrica da cedere a basso costo ai Paesi vicini. In particolare, lungo il corso dell’Irrawaddy sarebbe prevista la costruzione di ben sette dighe, tutte cinesi. Il sempre crescente fabbisogno energetico delle città della Cina orientale fa sì che il Paese del dragone adotti una politica di "trasmissione dell’energia dall’Ovest all’Est" e in questo senso gli investimenti nel settore idroelettrico in Birmania rappresentano uno degli aspetti della stretta collaborazione economica e politica fra le due nazioni.

È interessante sottolineare che, anche nel caso delle altre dighe, l’energia prodotta è sempre destinata all’esportazione o ai militari e solo in minima parte alla popolazione locale, che all’occorrenza viene tranquillamente lasciata al buio.

Il 21 maggio dello stesso anno, numerosi abitanti della zona, preoccupati per le conseguenze della costruzione della diga (che oltretutto si trova a 100 km dalla faglia di Sagaing, area ad alto rischio sismico), inviarono lettere di protesta direttamente al generale Than Shwe perché fermasse il progetto. Naturalmente senza mai ricevere risposta.

Solo pochi mesi dopo, ad ottobre, alcuni attivisti denunciarono che decine di migliaia di persone erano minacciate di sgombero.

Infatti, in un dettagliato rapporto del Kachin Development Networking Group (KDNG) si legge che almeno 47 villaggi sarebbero stati distrutti e che la diga avrebbe avuto un forte impatto sull’ambiente, sui mezzi di sussistenza, di comunicazione e di trasporto. Sarebbero inoltre aumentati gli abusi, le violazioni dei diritti umani e le violenze sessuali da parte dei militari. Non solo: gli attivisti prevedevano che anche la popolazione a valle, gli oltre 3 milioni di abitanti dell’area del delta, avrebbe avuto grossi problemi e che la zona non sarebbe stata più "la ciotola di riso della Birmania".

Praticamente lo stesso scenario che ci siamo trovati di fronte dopo il passaggio di Nargis, che sembra aver solo, accidentalmente, spianato la strada ai lucrosi progetti del governo. Un’occasione buona per evitare di rendere conto, una volta di più, alla popolazione inerme, per liberarsi dei sopravvissuti e con essi delle proteste sempre mal digerite dai Generali. Poco male se ci sono meno contadini e pescatori da sfruttare, restano gli scempi ambientali a far ingrassare la giunta. Sempre con il sostegno della Cina.

 

Fonti:
http://www.shanland.org/environment/2007/dam-on-the-irrawaddy-no-more-rice-bowl-for-burma-say-activists/
http://www.bnionline.net/index.php?Itemid=6&id=2864&option=com_content&task=view
http://www.irrawaddy.org/article.php?art_id=10064
http://kachinnews.com/images/Book/Dthei/damming-the-irrawaddy-eng.pdf