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Sanzioni al Myanmar. L'impatto sulla popolazione
L’opposizione di gran parte della comunità internazionale a porre sanzioni economiche al regime militare del Mynamar ha consentito a quest’ultimo di continuare a depauperare il paese e stremare il popolo. Dal 1989 al 2004, gli ingenti investimenti diretti esteri in Birmania hanno raggiunto un valore di 6,6 miliardi di dollari USA, soprattutto per progetti di infrastrutture turistiche e di estrazione minerarie. La giunta e i suoi accoliti hanno continuato a trarre enormi vantaggi finanziari dal commercio e dagli investimenti, potendo così rafforzare il loro potere e la loro sicurezza. Infatti, in questi ultimi anni, i generali hanno impegnato metà del bilancio statale per le spese militari mentre la sanità, l’istruzione e i servizi pubblici sono stati lasciati al degrado più completo. La sicurezza è divenuta una vera e propria ossessione per i dittatori, data la loro "cattiva coscienza": anche non avendo nemici esterni, hanno ampliato l’esercito da 200000 a più di 500000 unità. Contrariamente alle aspettative e alle speranze internazionali, questa politica di apertura verso il regime ha impedito qualsiasi riforma all'interno del paese. I dittatori birmani si sono rivelati completamente refrattari al lavoro delle diplomazie internazionali e hanno continuato imperterriti a perseguitare le minoranze etniche, a detenere migliaia di prigionieri politici (tra cui Aung San Suu Kyi) e ad imporre il lavoro forzato. Il quadro internazionale è decisamente sconfortante. Infatti, gli sforzi di mediazione dell’Onu sono stati vanificati dal potere di veto della Cina nel Consiglio di Sicurezza offrendo un ottimo esempio di come le organizzazioni democratiche possono essere messe in "stallo" e "usate" a proprio piacimento dall’arrogante regime comunista. Il tentativo degli Stati Uniti di ledere gli interessi del regime tramite sanzioni economiche ha ottenuto scarsi risultati data l’insufficiente sinergia con l'Unione europea e con gli stati asiatici. Anche se, dal 1996, la comunità internazionale ha previsto una posizione comune verso il Myanmar, questa non ha incluso misure che potessero minacciare seriamente il regime militare birmano. Solo ad ottobre 2007, dopo la sanguinosa repressione delle proteste dei monaci, le sanzioni dell’Unione europea si sono inasprite (1). La giunta, però, ha trovato un’altra risorsa: il "provvidenziale" Nargis, infatti, ha riaperto i cordoni delle borse degli occidentali. I fondi stanziati per gli interventi di emergenza e per la ricostruzione saranno sicuramente "spesi bene" dai militari. Continuare così è continuare a sostenere il regime dittatoriale, il maggior ostacolo alla pace e alla prosperità della Birmania. Addurre come motivazione all’inazione internazionale il non voler far gravare sulla popolazione le sanzioni, si rivela ogni giorno di più una scusa. Una scusa per seguitare a fare lucrosi affari con i birmani. Una scusa che non può più essere sostenuta perché la natura dell'economia birmana è tale che le sanzioni sugli investimenti stranieri e sul commercio internazionale possono avere un grande impatto sul regime influenzando solo marginalmente la vita della popolazione. In Birmania, infatti, il settore informale e quello formale dell’economia sono nettamente separati ed indipendenti. All'economia informale fanno riferimento le attività produttive della maggior parte della gente, specialmente dei più poveri. Nelle zone rurali (dove vive il 75% della popolazione) le persone sono quasi totalmente coinvolte nell’agricoltura di sussistenza. Nelle aree urbane sono presenti piccole aziende familiari che esercitano le loro attività nell’artigianato, nel commercio al minuto e nei servizi. Le forme e metodi di management sono molto arretrate, in quanto basate principalmente sugli usi e sulle pratiche tradizionali, con un ridottissimo livello di esposizione sui mercati esteri. L’economia formale si basa, invece, quasi completamente sugli investimenti stranieri e sulle esportazioni. Le imprese di questo settore sono più grandi, con un livello di organizzazione e di gestione più avanzato rispetto a quelle informali. L'80% delle imprese di grandi dimensioni (con più di 100 dipendenti) sono di proprietà statale o collegate a imprese statali. Le loro attività sono concentrate nelle industrie estrattive, manifatturiere e turistiche, nel settore finanziario e in quello bancario. Naturalmente l'economia formale è nelle mani dell’establishment militare, delle loro famiglie e dei loro associati. Ciò è stato possibile perché, dopo il colpo di stato militare del 1962, la giunta ha nazionalizzato tutte le industrie più redditizie. Successivamente, nel corso del 1990, queste imprese sono state di nuovo "privatizzate" a favore dell’entourage militare. Data la natura altamente centralizzata della proprietà e del controllo sull’economia birmana, le sanzioni internazionali possono essere uno strumento in grado di esercitare una notevole pressione sugli interessi economici del regime militare. Inoltre, la deregolamentazione degli investimenti privati ha incoraggiato molti altri funzionari di governo e dell’esercito in pensione a divenire imprenditori. Anche il sistema di approvazione degli investimenti diretti esteri è organizzato in modo tale che il regime sia in grado di controllare chi e quali settori beneficeranno dei grandi investimenti. La "Commissione per gli investimenti in Myanmar", i cui membri provengono principalmente dalla giunta militare, permette al regime di orientare le risorse verso società da loro controllate che dominano l'economia, come ad esempio la "Union of Myanmar Economic Holdings" (UMEH) e la "Myanmar Economic Corporation" (MEC). Solo i membri dell’establishment militare possono essere azionisti dell’UMEH, che ha tra il cui obiettivo prioritario è quello di "sostenere il personale militare e le loro famiglie" e quello di "diventare la principale organizzazione di supporto per la costituzione di industrie militari". L’UMEH investe nel settore bancario, nel turismo, nell'importazione ed esportazione di prodotti alimentari, nell’estrazione e vendita di gemme preziose e giada, nei materiali da costruzione, nel noleggio di barche da pesca, nel mercato immobiliare e nella vendita al dettaglio. Inoltre, la UMEH ha gestito i fondi pensione delle forze armate e la conseguente attività finanziaria. Il MEC, invece, è stato istituito al fine di trasferire le spese della difesa dal comparto pubblico a quello privato, ciò per ridurre formalmente le spese della Difesa ma continuando, in concreto, a fornire i fondi per il personale militare e per le altre esigenze del settore. Ovviamente, il MEC è autorizzato a svolgere attività in quasi tutti i campi del commercio e dell'industria e non è vincolato alle disposizioni legislative che controllano le altre attività economiche. Infine, lo Stato detiene il monopolio delle esportazioni di riso, teak, petrolio, gas naturale, pietre preziose, perle ed altro. Quindi, l'imposizione di sanzioni sull’importazione di questi prodotti ha un impatto diretto sul regime militare. Ad esempio, considerando solo la tassa del 10% sulle esportazioni in valuta estera, nel 2001, a fronte di 2,782 miliardi di dollari di esportazioni nelle tasche dei dittatori sono confluiti 278,2 milioni di dollari. Ai miliardi di dollari che tengono schiava un’intera popolazione non ci si può opporre con belle parole e gesti simbolici. Tali comportamenti fanno solo crescere il sospetto che non si voglia far niente perché si è collusi con i generali.
(1) Tra le varie restrizioni citiamo: il divieto alla vendita, la fornitura, il trasferimento o l’esportazione, da parte di cittadini degli Stati membri, di attrezzature e tecnologie destinate alle imprese birmane operanti nel settore forestale e trasformazione del legname, nell’estrazione di metalli e minerali (oro, stagno, ferro, rame, tungsteno, argento …), nell’estrazione e trasformazione di pietre preziose e semipreziose (diamanti, rubini, zaffiri, giada…). Il divieto alla concessione di prestiti o crediti finanziari alle imprese stabilite in Birmania, l’acquisizione di partecipazione in imprese con sede in Birmania. Inoltre, sono congelati tutti i fondi e le risorse economiche appartenenti, posseduti, detenuti o controllati da singoli membri del governo del Myanmar. Il testo integrale del provvedimento è consultabile alla pagina web: http://eur-lex.europa.eu/LexUriServ/LexUriServ.do?uri=OJ:L:2007:308:0001:0080:IT:PDF
Importazioni dal Myanmar (in milioni di euro) http://www.burmacampaign.org.uk/PDFs/EU_imports.pdf
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