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CPJ: Il governo censura il Myanmar Times
Il 23 Gennaio 2008 Il Comitato per la protezione dei Giornalisti pubblicava sul proprio sito il seguente editoriale: Il governo Birmano sospende la pubblicazione di un giornale New York, 23 Gennaio 2008 – Il Comitato per la protezione dei Giornalisti si dichiara preoccupato per la sospensione di una settimana imposta dal Governo Birmano alla pubblicazione del "Myanmar Times", come risultato della pubblicazione di notizie non autorizzate. Il Comitato Birmano per l’Osservazione della Stampa ha ordinato la chiusura temporanea del giornale a causa dell’edizione di Gennaio, che includeva un articolo sulla decisione di alzare le tasse per le antenne satellitari da 6.000 kyat (4.80 dollari USA) ad un milione di kyat (800 dollari USA). Molti cittadini Birmani hanno installato privatamente le antenne negli ultimi anni, in modo da poter ricevere i programmi stranieri di informazione invece del palinsesto a controllo governativo pesantemente censurato. Il giornale a quanto pare non aveva ottenuto il previo consenso governativo per pubblicare la notizia, che è stata riportata per prima da Agence France-Presse. Tutte le riviste di informazione pubblicate in Birmania escono settimanalmente a causa di un processo pre-censura che richiede molto tempo e che sistematicamente assicura che non venga pubblicata nessuna notizia critica sul governo. “Che il governo proibisca ai media di riportare le proprie stesse decisioni conferma l’assurdità delle regole birmane sulla censura”, ha dichiarato Joel Simon direttore esecutivo del CPJ. L’editor capo del "Myanmar Times", Ross Dunkley, ha riferito a CPJ lo scorso anno che in media il 20% degli articoli del suo giornale, sottoposti al controllo della censura ogni settimana, venivano rifiutati e che era costretto a tenere uno stok di notizie "soft" di riserva per riempire le pagine del suo giornale. Il "Myanmar Times" ha iniziato le sue pubblicazioni nel 2000, in joint venture a 51/49 percento tra il governo Birmano e l’Australiana "Myanmar Consolidated Media". Al momento l’edizione in lingua Birmana è la più diffusa nel paese. Il CPJ ha classificato la Birmania come uno dei paesi del mondo in cui la censura è più pesante. Le autorità governative perseguitano e censurano i giornalisti. In uno dei casi più tragici il giornalista giapponese Kenji Nagai, che stava documentando le proteste anti governative del settembre 2007, è stato ucciso dalle forze di polizia.
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