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4 Burma

Crimini contro l’umanità: il mondo sembra accorgersene

Il 5 giugno 2008 Amnesty International ha pubblicato "Crimes against humanity in eastern Myanmar", un’analisi sulla situazione dei diritti umani in Birmania.

Sembra che il quadro offerto dalla pubblicazione, unito alle recenti notizie sull’inaccettabile gestione della Giunta militare riguardo alla tragedia del ciclone Nargis, sia finalmente riuscito a dare uno scossone ad alcune coscienze.

I dati contenuti nel rapporto mettono in luce in particolare le violenze commesse dall’esercito governativo birmano, la Tatmadaw, sulla minoranza etnica Karen stanziata nello Stato del Kayin e nella divisione di Bago, in un periodo che va dal 2005 al 2007.

Le operazioni militari contro il Karen National Union (KNU) e il suo esercito (il Karen National Liberation Army, KNLA), iniziate nel novembre 2005, miravano ad ottenere il controllo sulle colline a nord dello Stato del Kayin e sulle zone circostanti, dove il KNU/KNLA è fortemente presente e dove vive un’alta percentuale di civili Karen. Si tratta, infatti, di zone molto ricche di risorse naturali e, di conseguenza, particolarmente appetibili dal punto di vista economico.

Secondo le numerose testimonianze raccolte da Amnesty, l’etnia Karen residente in quelle zone è stata sistematicamente oggetto di violenze e soprusi che includono omicidi, torture, sparizioni, arresti arbitrari, imposizione di lavoro forzato, distruzioni di abitazioni e di interi villaggi, confisca dei raccolti e delle scorte di cibo e altre forme di punizione collettiva.

Dopo la pubblicazione del rapporto, il senatore americano John Kerry ha chiesto al Segretario di Stato Condoleezza Rice di attivare il suo dipartimento per verificare se la Giunta birmana abbia commesso dei "crimini contro l’umanità" in seguito alla crisi determinata dal ciclone Nargis e gestita dalla Giunta birmana in maniera brutale e disumana.

La lettera di Kerry afferma fra l’altro: "Than Shwe dovrebbe essere chiamato in giudizio e accusato dalla Corte penale internazionale di crimini contro l’umanità che stanno alla pari solo con altri assassini di massa, come quelli compiuti da Mao Zedong, Pol Pot, Kim Il-Sung (…). Fino a quando Aung San Suu Kyi e tutti i prigionieri politici non saranno liberati, le nazioni del mondo dovrebbero trattare Than Shwe come un bandito o, peggio, come il criminale di guerra che è" (1).

Al documento di Amnesty International e alla lettera del senatore Kerry si è aggiunta una risoluzione sui diritti umani del Parlamento europeo di Strasburgo che critica il trattamento e la continua oppressione esercitati dal governo birmano nei confronti del suo stesso popolo. La risoluzione, condannando la detenzione degli attivisti politici e la decisione di prorogare gli arresti domiciliari di Aung San Suu Kyi, richiede che vengano effettuate investigazioni giudiziarie sotto la supervisione dell’Onu per indagare sulle voci sempre più pressanti secondo cui l’esercito birmano avrebbe ucciso prigionieri politici utilizzando come pretesto gli eventi collegati al ciclone Nargis. La risoluzione fa appello al Consiglio di Sicurezza affinché vengano presi ulteriori provvedimenti contro la Giunta militare birmana e chiede ai membri degli Stati del Consiglio di assicurarsi dell’effettiva applicazione delle sanzioni fino ad oggi emanate. Critica inoltre profondamente la scelta della Giunta di tenere il referendum sulla Costituzione appena pochi giorni dopo la tragedia del ciclone Nargis e giudica il risultato mancante "di ogni credibilità".

Sempre nella risoluzione il Parlamento europeo, dopo aver visionato le prove delle continue violazioni dei diritti umani nel Paese, invita fortemente le autorità della Birmania ad accettare la richiesta del Relatore speciale dell’ONU di visitare il Myanmar.

Pur soddisfatti della rinnovata attenzione mondiale al problema inerente la violazione dei diritti umani in Birmania, temiamo che ancora una volta anche le più nobili dichiarazioni debbano rimanere lettera morta. Timore e disincanto condiviso a quanto pare anche da Paul Sergio Pinheiro, inviato speciale per i diritti umani in Birmania, che, in una recente dichiarazione, afferma: "Se credete agli gnomi, ai troll e agli elfi, allora potete credere nel processo democratico nel Myanmar".

 

(1) Ricordiamo che secondo l’articolo 7 dello Statuto di Roma della Corte penale internazionale "per crimine contro l’umanità si intende uno qualsiasi degli atti di seguito elencati, se commesso nell’ambito di un esteso o sistematico attacco contro popolazioni civili, e con la consapevolezza dell’attacco…". Tra gli atti elencati: omicidio, riduzione in schiavitù, deportazione o trasferimento forzato della popolazione, prigionia o altre gravi privazioni della libertà in violazione delle regole fondamentali e delle leggi internazionali, tortura, persecuzione contro un gruppo o una collettività dotata di propria identità, sparizione forzata di persone e altre azioni inumane.

 

Fonti:

http://www.amnesty.org/en/library/asset/ASA16/011/2008/en/d80827f1-3248-11dd-adb0-a55f274f1a5a/asa160112008eng.pdf
http://www.europarl.europa.eu/sides/getDoc.do?pubRef=-//EP//TEXT+TA+P6-TA-2008-0312+0+DOC+XML+V0//IT