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Breve storia della censura in Birmania
La Birmania occupa uno degli ultimissimi posti nella graduatoria mondiale della libertà di stampa. I dati sono eloquenti: secondo la classifica di Reporter Senza Frontiere, si colloca al 164° posto su 169, seguita, nell'ordine, soltanto da Cuba, Iran, Turkmenistan, Corea del Nord ed Eritrea. Le libertà di parola e di stampa non sono garantite dalla legge e qualsiasi pubblicazione, compresi fumetti, pubblicità e illustrazioni, viene censurata da un'apposita divisione del Ministero dell'Informazione. Come accade per i regolamenti carcerari, anche in Birmania restano in vigore molte leggi che risalgono ancora al periodo coloniale. L'assoluta mancanza di libertà di espressione permette di cogliere in pieno la realtà di questo Paese tenuto in ostaggio da una giunta militare liberticida. Ma non è sempre stato così. Durante il regno di Mindon Min (1808-1878), sovrano della dinastia Konbaung (1752-1885), la Birmania era il Paese asiatico che godeva della maggiore libertà di stampa, salvaguardata dai Diciassette Articoli, approvati nel 1873. Nel 1878, parte del territorio birmano fu annesso alla Gran Bretagna e di conseguenza la propaganda contro il governo britannico cominciò a subire una notevole repressione sulla stampa in lingua locale. In seguito vennero promulgate leggi che progressivamente autorizzavano il governo a dichiarare colpevole di tradimento e sedizione chiunque venisse accusato, spesso pretestuosamente, di diffondere false informazioni contro lo Stato, restringendo via via la libertà di espressione fino a una legge del 1933 che criminalizzava il possesso di un telegrafo senza il permesso del governo. Nel 1948, la Birmania ottenne l'indipendenza. La nuova Costituzione garantiva libertà di pensiero e di espressione. Due anni più tardi fu emanata una legge di emergenza che incriminava la diffusione intenzionale di false notizie e di calunnie nei confronti di impiegati statali civili e ufficiali militari. Nonostante ciò, negli anni Cinquanta la Birmania era uno dei Paesi asiatici in cui vigeva la maggiore libertà di stampa, con la pubblicazione di ben 30 quotidiani (in birmano, cinese, inglese e lingue indiane). Dopo il colpo di stato militare del generale Ne Win nel 1962, la situazione è cambiata. Una nuova legge, tuttora in vigore, obbligava tutti gli editori e tipografi a registrare e sottoporre copie delle loro pubblicazioni alle Commissioni di Esame della Stampa, che facevano capo al Ministero degli Affari Interni e Religiosi (ora al Ministero dell'Informazione). Nel 1975, l'articolo 17 della Costituzione della Repubblica Socialista dell'Unione della Birmania assicurava "libertà di parola, espressione e pubblicazione purché il godimento di tale libertà non fosse contrario agli interessi dei lavoratori e del socialismo". Il memorandum ad uso di editori e tipografi forniva indicazioni esplicite sui materiali che sarebbero stati censurati, compresi quelli i cui contenuti erano considerati ingiuriosi per il programma socialista birmano, l'ideologia di stato, l'economia socialista, l'unità nazionale, la sicurezza, la pace e l'ordine pubblico, la pornografia, la diffamazione o la critica del governo nazionale. In quello stesso anno fu emanata la famigerata Legge per la Protezione dello Stato (State Protection Law), che permetteva alle autorità di imprigionare chiunque fosse sospettato di minacciare la "pace nazionale". Questa legge è stata alla base dell'arresto di molti scrittori e giornalisti. Dopo il colpo di stato militare del 1988, furono rapidamente emessi ordini di leggi marziali, in seguito abrogati, che vietavano riunioni pubbliche, attività, pubblicazioni e discorsi che mirassero a dividere le forze armate, nonché le pubblicazioni di documenti privi di registrazione dello Stato. Nel 1996 furono emanate varie leggi dai nomi suggestivi, evocativi di un presunto "mantenimento della pace e della stabilità", ma con lo scopo di controllare ulteriormente la diffusione di informazioni in Birmania. Da allora, le leggi sui media esigono persino l'ottenimento di una licenza del Ministero delle Comunicazioni, Poste e Telegrafi per il possesso di televisori, impianti satellitari e videoregistratori; commissioni apposite censurano i video e i film. In più, una legge sullo sviluppo delle scienze informatiche (The Computer Science Development Law) sottopone tutte le apparecchiature informatiche all'approvazione del ministero sopra citato. Inoltre, la diffusione, il trasferimento o l'acquisizione di informazioni che possano minare la sicurezza dello Stato sono considerati atti criminosi. Dal 2000, la nuova Internet Law proibisce di postare scritti "nocivi" agli interessi nazionali. Naturalmente sono censurate le notizie provenienti dall'estero. I programmi radiofonici della BBC e della Voice of America sono bloccati dal 1995, i giornalisti stranieri non vengono di certo incoraggiati a riportare notizie sulla Birmania e molto spesso viene loro impedito l'ingresso nel Paese. Secondo uno studio condotto da OpenNet Initiative nel 2005, la censura di internet colpisce per lo più i siti web dei gruppi filo-democratici e quelli pornografici. L'85% dei provider di servizi e-mail sono bloccati. Gli internet café sono permessi, ma gli utenti devono registrarsi e i titolari dell'attività devono salvare la cronologia dall'attività dell'utente ogni 5 minuti e, a richiesta, sono obbligati ad inviarla all'apposita Corporazione.
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