Manda a un amico | Contatti | Cerca | English   RSS
4 Burma

Torture fisiche

La tortura, fisica e psicologica, è ampiamente in uso nelle carceri birmane ed è mirata a spezzare la volontà dei prigionieri, umiliandoli e privandoli di ogni dignità umana.

Grazie alla testimonianza degli ex reclusi è stato possibile per l'Occidente venire a conoscenza degli abusi praticati ai danni dei detenuti, per la maggior parte politici.

La restrizione dei movimenti del prigioniero tramite manette, corde e ceppi, è di per sé un tipo di punizione. I ceppi arrivano a pesare anche 6 chili, rendendo la deambulazione molto difficoltosa e dolorosa. Sono usati sempre durante la detenzione in isolamento, abbinati ad altre forme di tortura. I prigionieri possono anche venire legati a sedie, tavole o alle sbarre della prigione e costretti a rimanere in questa condizione per molte ore.

La tortura più comune è il pestaggio, che spesso si interrompe solo quando la vittima perde conoscenza: pugni, calci, schiaffi, ginocchiate e colpi inferti con una svariata gamma di "ausili", come bastoni di legno o di gomma, manganelli, il calcio dei fucili, canne di bambù e tubi di plastica. In realtà qualsiasi oggetto può essere adatto: libri pesanti, gambe di sedie, manici di scopa, sandali, cinture e altri oggetti di uso comune. Nessuna parte del corpo del prigioniero viene risparmiata, compresa la testa, e di solito, per aumentare il dolore, si colpiscono punti in cui la vittima è già stata ferita.

Le guardie, spesso ubriache, di tanto in tanto si concedono delle pause, durante le quali comunque non smettono di umiliare la vittima, già stremata dalle sevizie, costringendola ad esempio a fare capriole o lanciandole addosso palle di fango con fionde improvvisate.

Un tipo particolare di tortura è la cosiddetta "Iron road": viene premuta e fatta scorrere su e giù per gli stinchi una sbarra di ferro o di legno fino a quando la pelle arriva a strapparsi, lasciando profonde cicatrici.

C’è chi viene lasciato per ore a testa in giù, o chi viene legato con le mani dietro la schiena e appeso in modo che solo gli alluci tocchino terra: può essere lasciato in questa posizione anche per tre giorni, con brevi pause.

Una pratica molto frequente è quella di obbligare il prigioniero a rimanere per ore in posizioni scomode e innaturali, specie nel corso degli interrogatori: se si muove viene picchiato.

Il Poun-zan, letteralmente "modello", comprende tre posizioni-modello: si tratta di vere e proprie punizioni e il prigioniero è costretto ad assumerle durante le ispezioni in presenza delle autorità. Esiste persino una stanza adibita all’insegnamento di tali posizioni ai nuovi prigionieri. Se sbagliano, vengono picchiati.

Molte altre posizioni vengono comunemente usate come tortura. Ad esempio "l’aeroplano", che ha addirittura due versioni: nella prima il prigioniero, appeso per i piedi, viene fatto girare; nella seconda, invece, è obbligato a rimanere in equilibrio su una gamba sola, con l’altra tesa dietro e le braccia allargate a simulare le ali. Nel frattempo ha luogo l’interrogatorio e se la risposta non è soddisfacente il detenuto viene gettato a terra e si ricomincia daccapo.

La "passeggiata sulla spiaggia" consiste nel camminare in piedi, in ginocchio o strisciando sullo stomaco, su una distesa di pietre aguzze, pezzi di vetro, metallo o ghiaia.

Persino una danza tradizionale birmana, detta "Semingwa", riesce a diventare, complice la perversione senza limiti della fantasia dei carcerieri, una forma di tortura. La vittima deve strisciare sulla ghiaia su gomiti e ginocchia con mani e piedi rivolti verso l’alto, tenendo manciate di ghiaia e contemporaneamente cantando. Se sbaglia qualcosa viene colpito con canne di bambù. Tutti gli altri prigionieri sono costretti a guardare il mortificante "spettacolo".

L’acqua, dispensata con tanta parsimonia, non viene invece lesinata per le torture.

In alcuni casi il prigioniero, legato a un tavolo, ha il viso coperto da panni e su questi viene versata acqua fino a farlo quasi soffocare. Oppure l’acqua gli viene versata molto lentamente sulla testa coperta con plastica o stoffa: è una tortura che provoca molto dolore e chi ha avuto la sventura di subirla afferma che è ancor peggio che annegare, perché si è ammanettati e immobilizzati e, nel frattempo, interrogati. Anche per le "torture dell’acqua" esiste una stanza apposita.

La tortura "tick-tock" causa, oltre che mal di testa lancinanti, anche danni psicologici: per ore o anche giorni, la testa viene colpita con una riga di legno, un battito al secondo, con ritmo regolare.

Bruciature con sigarette, cera calda, accendini e scosse elettriche sulle parti più sensibili del corpo, genitali compresi, privano la vittima di ogni resistenza e la rendono disposta a firmare qualsiasi tipo di confessione. Le scosse elettriche attaccano in particolare la fisiologia interna, dato che i muscoli dell’intero corpo si contraggono in spasmi quando viene azionato il generatore, cosa che accade diverse volte e a velocità crescente.

Un prigioniero torturato non può vedere i propri familiari fino a quando le sue ferite non si siano rimarginate, né può essere visitato da un dottore, a meno che non sia ferito molto seriamente o in pericolo di vita: in questi casi gli ufficiali, per paura di una punizione, fanno pressioni sui medici perché non scrivano mai la vera diagnosi, così come sono frequenti le false autopsie per mascherare i maltrattamenti. Non dimentichiamo che la tortura è ufficialmente vietata in Birmania: la morte di un prigioniero non deve mai poter essere ricondotta alle torture subite. Anche per questo viene spesso chiesto ai medici di certificare l’idoneità di un prigioniero a essere torturato.

Come se non bastasse le autorità rivendono (anche agli stessi detenuti) le medicine fornite o donate da fonti esterne, mentre distribuiscono gratuitamente farmaci di cattiva qualità, contraffatti, o non adeguati al sintomo.

Tutto questo viene naturalmente tenuto nascosto. Nel caso di un prigioniero che riceva particolare interesse nazionale o internazionale, le autorità lo fotografano mentre riceve cure adeguate e fanno poi circolare le foto dando l’impressione che quello sia il trattamento standard.

La realtà invece è un’altra: i detenuti non hanno diritto nemmeno a una morte dignitosa. Se un prigioniero sta morendo, non gli viene neanche concesso di spirare in presenza della propria famiglia.

 

Fonti:
http://www.aappb.org/tortour_report.pdf
http://www.ncgub.net/data/2005HRYearbook/Torture_and_Other_Cruel_Inhuman_and_Degrading_Treatment_or_P.htm http://www.aappb.org/report6_Brief_Torture.pdf
http://www.ultimenotizie.tv/birmania-manifestanti-torturati-e-schiacciati-dai-camion__7612.html
http://www.washingtonpost.com/wp-dyn/content/article/2006/01/02/AR2006010201865.html