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Blogger Birmani squarciano il velo della censura
È tramite il mondo sommerso della "blogosfera" dei giovani studenti birmani, unico vero canale di testimonianze in tempo reale, che siamo venuti a conoscenza degli orribili misfatti perpetrati dalla giunta militare al governo in questo Paese contro monaci buddisti, dissidenti e semplici cittadini. I blogger hanno avuto il coraggio di sfidare la censura di un regime al potere da oltre 40 anni con l’ausilio di blog, video ed e-mail. Esiste una produzione video di qualità spesso amatoriale (che ha il suo sbocco naturale su YouTube) realizzata con cellulari e piccole videocamere portatili. Ma è un’attività molto pericolosa: le autorità stanno infatti perquisendo abitazioni e arrestando centinaia di attivisti, nel tentativo di chiudere i blog, bloccare internet e le rare connessioni ad alta velocità. Recentemente sono stati arrestati due giovani blogger, Ma Thin July Kyaw e Nay Phone Latt, che versa in gravi condizioni di salute in carcere. L’intelligenza "connettiva" dei blogger e il giornalismo dal basso di coraggiosi internauti rappresentano il solo tentativo di diffusione di un'informazione libera dentro e fuori il Paese, anche attraverso ingegnosi espedienti come i biglietti elettronici di auguri o il sito di socializzazione Facebook. Tante testimonianze di solidarietà sono state espresse dalla rete: siti e blog si tingono di rosso come segno di solidarietà con il popolo birmano, il rosso del sanghati, la veste dei monaci buddisti. Oltre ai tentativi di oscurare i mezzi di informazione non allineati alla propaganda di regime, i militari hanno cominciato a negare il visto d’ingresso ai giornalisti stranieri e a sequestrare i cellulari dei maggiori attivisti democratici. Con l’aggravarsi degli accadimenti, la morsa della censura si fa sempre più stretta: collegarsi ad internet è diventato impossibile anche ai più esperti, tutti gli internet cafè sono stati chiusi e nessuno risponde al telefono dei principali provider per fornire spiegazioni sul mancato accesso al web. Le notizie riescono a filtrare soltanto mediante provider aziendali, cellulari e sistemi di comunicazioni on line come Skype. La censura messa in atto dalla giunta dal lontano 1962, è, di fatto, una delle più sofisticate ed estese reti di spionaggio dell’Asia, anche se questo non ferma i blogger più impavidi, che continuano a sfidare il sistema. Ma il Grande Fratello birmano è spietato: 1) controlla gli apparecchi telefonici (chi viene sorpreso con un satellitare rischia l’accusa di "alto tradimento" e una pena minima di 20 anni di carcere); 2) limita l’accesso a internet (per possedere un computer occorre un permesso speciale); 3) blocca i siti web che riportano notizie sul Paese; 4) intercetta le telefonate. Ad essere spiati non sono soltanto i cittadini birmani, i membri dell’opposizione e gli attivisti del movimento democratico, ma anche diplomatici e giornalisti, costantemente osservati, seguiti, fotografati. Malgrado le crescenti difficoltà, l'informazione libera resiste e si mantiene attiva: resoconti basati su testimonianze reali sono disponibili sui siti di controinformazione degli esiliati all'estero come Yoma3, sui blog della diaspora come Fear from Freedom e Golden Colour Revolution, gestito da Moe Thee, noto leader studentesco attivo sin dalla rivolta del 1988. Il portale di informazione Irrawaddy viene aggiornato quotidianamente e a maggio ha toccato il tetto di 60 milioni di contatti. All’interno della Birmania ci sono blog come The New Era Journal, o quelli di singole persone come il Dr. Lun Swe e Nyi Lynn Seck, che forniscono aggiornamenti in lingua birmana, di grande efficacia specialmente durante l’avvento del ciclone Nargis. La Democratic Voice of Burma, sita ad Oslo, è invece un’organizzazione no profit gestita da espatriati birmani che manda in onda programmi radiofonici e notiziari televisivi, fornendo informazioni non censurate dalle autorità militari. Il merito che va dato ai blogger (perlopiù residenti a Yangon) è quello di aver "bucato" le maglie della repressione, riuscendo a diffondere abilmente foto e video su Internet, nonostante la scarsità di strumenti tecnologici a disposizione; l’esempio più clamoroso è l'immagine di Aung San Suu Kyi mentre si affaccia dalla porta della sua residenza per salutare, commossa, i monaci venuti a renderle omaggio.
Fonti citate:
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