|
Manda a un amico
|
Contatti
|
Cerca
|
English
|
![]() |
![]() |
|
Progetti di nuova vita: l'inferno del lavoro forzato
Secondo la convenzione dell'ILO (International Labor Organization), di cui la Birmania è membro dal 1955, il lavoro forzato è "il lavoro o servizio che si esige da qualsiasi persona sotto minaccia di punizione e per il quale detta persona non si è offerta volontariamente". Nonostante la giunta militare birmana abbia ratificato la convenzione, di fatto l'ha violata molto spesso. Vengono impiegati uomini e donne di tutte le età, compresi bambini e anziani. Le donne vengono spesso stuprate dai soldati e talvolta uccise, dopo. Lo sfruttamento del lavoro dei prigionieri ebbe inizio nel 1962. Da allora vennero istituiti diversi campi di lavoro (attualmente ce ne sono più di 20) e lo stato iniziò ad impiegare i detenuti in maniera diffusa. I regolamenti in Birmania stabiliscono che i detenuti possano essere usati per lavorare ma per legge "quando l'ufficiale medico è del parere che la salute di qualsiasi prigioniero soffrirebbe dell'impiego in qualsivoglia tipo o classe di lavoro, tale prigioniero non dovrebbe essere impiegato per quel lavoro". Nelle carceri birmane esistono funzioni che non richiedono un lavoro pesante, come servizi di guardia e assistenza, ma si tratta di posizioni privilegiate, ottenibili solo corrompendo le autorità carcerarie. La maggioranza dei prigionieri, che non è in grado di pagare mazzette, è costretta a fare lavori di carpenteria, pestare fibra di cocco, portare pesanti barili d'acqua o carichi di rifiuti. Nelle grandi città i prigionieri devono pulire pagode e monumenti nazionali, in modo da fare bella figura con turisti stranieri e potenziali investitori. Dal momento che i detenuti vengono considerati manodopera a basso costo, alcuni uomini d'affari si accordano con le autorità carcerarie per produrre i loro articoli nelle prigioni. Per legge ai prigionieri dovrebbe comunque essere garantito uno stipendio (pari alla metà di quello consueto), ma di fatto qualsiasi paga viene requisita dalle autorità carcerarie, che di solito guadagnano denaro extra proprio tramite lavori presi in appalto. In alcune prigioni, le autorità conducono anche affari in proprio, come ad esempio la produzione di mobilio. Nei campi di lavoro veri e propri si costruiscono strade, aeroporti, dighe, canali per l'irrigazione, speciali progetti agricoli e scavi di cave di roccia. Alcune di queste attività sono definite dalla giunta "Progetti di nuova vita" ("New Life Projects"), perché mirate al nobile scopo di "innalzare il carattere morale" dei prigionieri (un esempio di "riabilitazione morale dei prigionieri" consiste nell'essere usati al posto dei buoi per arare i campi). Sicuramente i detenuti avranno una nuova vita, e ci auguriamo migliore, visto che il tasso di mortalità è molto alto per le percosse, la fatica, le condizioni disumane e gli incidenti, frequenti ad esempio quando viene fatta esplodere dinamite nelle cave di roccia. Infine, da quando il governo ha lanciato la sua offensiva contro i gruppi etnici insorti - sempre nel 1962 - i prigionieri vengono utilizzati anche come facchini militari. Chi viene inviato al fronte come facchino militare deve portare carichi molto pesanti (operazione in passato affidata ai muli) come armi, viveri ed acqua, oppure viene impiegato per sminare terreni, scavare trincee o partecipare ad offensive militari. Indossa un’uniforme blu e deve radere la testa in un modo particolare, così da risultare facilmente identificabile se tenta di scappare. Oltre a essere oggetto di abusi verbali e percosse, viene ucciso, o comunque lasciato morire, se non è più in grado di lavorare. Qualcuno muore per mancanza di cibo, acqua e cure mediche. Talvolta l'"impiego" dura anche una volta terminato il periodo di detenzione così che molti non resistono e si suicidano: un serpente velenoso non si guarda più con timore ma con sollievo e c’è chi si fa mordere di proposito, pur di non continuare a vivere in quelle condizioni. Dato che la giunta cerca di coprire questi abusi, è difficile avere dati accurati sul numero dei prigionieri morti nei campi o mentre lavoravano come facchini militari. Come nelle prigioni, anche nei campi di lavoro la corruzione è ampiamente diffusa ed è necessario pagare tangenti per non essere maltrattati o assegnati alle attività più difficili e pericolose. Le autorità carcerarie tormentano intenzionalmente i prigionieri per indurli a pagare il più possibile. Se qualcuno non svolge tutto il lavoro assegnatogli, o non lo svolge correttamente, viene colpito con la canna di un fucile o lasciato arrostire sotto il sole, e naturalmente gli viene dato del lavoro in più. Anche le condizioni di salute nei campi di lavoro sono peggiori che nelle carceri, il colera e la malaria sono molto comuni e tutti i prigionieri soffrono di scabbia e altre malattie della pelle. La malnutrizione è una delle principali cause di malattia. Per la fame i prigionieri si riducono a mangiare serpenti crudi e se vengono sorpresi a nutrirsi con il riso delle risaie vengono puniti. Secondo le testimonianze dei prigionieri riusciti a fuggire, la cosa peggiore è la tortura. Le percosse sono abituali, spesso ai danni di ammalati che chiedono medicine. Le leggi nazionali, che proibiscono l'impiego di persone inabili al lavoro e vietano di picchiare un prigioniero senza motivo, vengono completamente ignorate. La giunta tuttavia nega che vengano perpetrati abusi e ignora le proteste della comunità internazionale. Dal maggio 1999 al gennaio 2000 il Comitato della Croce Rossa Internazionale (ICRC) ha avuto il permesso di visitare 22 campi di lavoro, fornendo i medicinali di base per la cura dei prigionieri, puntualmente rivenduti dalle autorità al mercato nero. In conclusione, chi è costretto al lavoro forzato viene trattato con meno considerazione del bestiame. Sono cavalli da soma senza diritti, senza paga, senza cure mediche e col minimo indispensabile di nutrimento. Sfruttate fino alla morte nella totale violazione di qualsiasi legge. Le autorità nascondono questa realtà inscenando patetiche farse ad uso degli ispettori stranieri, durante le quali i prigionieri sono obbligati a dire che va tutto bene, che hanno il permesso di giocare a pallavolo o svolgere altre attività "ricreative" e hanno cibo buono e acqua a sufficienza. Passata l'ispezione, tutto torna come prima.
Fonti:
|