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4 Burma

Birmania: controllo sui mass media per controllare il Paese

L’isolamento causa l’ignoranza e l’ignoranza permette il dominio sul popolo. In Birmania niente e nessuno deve potere entrare dall’esterno o uscire dall’interno.

Il 18 settembre 2007, il demone Than Shwe, governatore della Birmania, rispetto alla levata d’indignazione internazionale che era seguita alla repressione della rivolta dei monaci, aveva dettato al fedele giornalista che l’aveva pubblicata sul "New light of Myanmar", questa dichiarazione, indirizzata al suo popolo schiavo:

"In connessione con la protesta esplosa a Pakokku, Divisione di Magway il 5 e il 6 settembre, alcune radio straniere e organizzazioni antigovernative stanno diffondendo giornalmente una falsa propaganda, in varie forme e con vari metodi, per istigare i membri del Sangha a prendere parte ai disordini. Allo stesso modo alcuni disfattisti all’interno del paese stanno esagerando la questione e trasmettendo queste esagerazioni ai membri del Sangha di alcuni monasteri nelle principali città al fine di creare agitazione tra i monaci Buddhisti. Costoro stanno anche inviando lettere ai membri del Sangha chiedendo ai monaci di risolvere il problema invece di ignorarlo. Alcuni spoiler, dentro e fuori la nazione, hanno fallito nel tentativo di causare disordini tra lavoratori e studenti. In più le persone, che desiderano pace e stabilità, non hanno mai accettato i loro complotti. Così stanno cercando di organizzare agitazioni tra i monaci buddhisti. I sabotatori tramano costantemente malvagi complotti e tentano di provocare disordini e organizzare i membri del Sangha per spingerli a partecipare alle rivolte" (1).

In Birmania ogni manifestazione del pensiero, dalle comunicazioni interne a quelle internazionali, l’informazione e la produzione culturale sono controllate dalla propaganda governativa della Giunta militare. Quest’ultima detiene il monopolio di televisioni, radio e stampa e pone potenti filtri a Internet e cellulari. I cittadini non hanno quindi la possibilità di "conoscere" nient’altro che ciò che i generali vogliono far loro sapere.

L’ignoranza è uno dei primi fondamenti che consente a questo spietato regime di sopravvivere.

"I servizi di intelligence e le forze di sicurezza intercettano tutti i sistemi di comunicazione del Paese", spiega il professor Desmond Ball del centro di Studi Strategici e di Difesa dell’Università di Canberra. In tutti questi anni al potere i generali birmani hanno instaurato una vera e propria rete di spionaggio, alla quale niente e nessuno riesce a sfuggire: il governo controlla tutte le vie di comunicazione, inclusi poste e telefoni (esser sorpresi con un satellitare significa rischiare l’accusa di "alto tradimento" e una pena minima di 20 anni di carcere).

L’utilizzo di Internet è consentito raramente a imprese e privati e la giunta militare filtra tutti i siti dell'opposizione. Anche i computer degli Internet café sono rigidamente controllati e molti servizi di chat e VoIP vengono bloccati. Tutto ciò sia per reprimere il dissenso, che per alimentare le casse delle società statali di TLC.

Le informazioni radiotelevisive provenienti dall’estero sono di fatto impedite anche senza una diretta censura. Negli ultimi anni c’era stata una grande diffusione di antenne satellitari che consentiva di ricevere informazioni tramite i notiziari della CNN o della BBC. Dal momento che ciò poteva contribuire alla presa di coscienza della popolazione, la Giunta ha deciso di aumentare la tassa annuale per il possesso di un’antenna satellitare, da 6.000 kyat all’anno fino a un milione di kyat (pari a circa 780 dollari al cambio ufficiale), ossia tre volte il guadagno medio annuale di un birmano. Si è assistito così alla scomparsa di quasi tutte le antenne satellitari birmane.

Impediti nel sapere da "fuori", i birmani sono costretti a leggere quotidiani e riviste interne, ascoltare e vedere radio e televisioni nazionali. Ai giornalisti birmani è imposto di parlare con le parole del regime e di non diffondere altre notizie se non quelle dettate dal governo, pena il carcere e la chiusura del giornale. Nel febbraio 2008 sono stati arrestati due giornalisti, Thet Zin e Sein Win Maung, di una rivista settimanale, il "Myanmar Nation". Durante una perquisizione nei loro uffici erano stati confiscati vari documenti tra cui una copia del rapporto sulla Birmania del Relatore speciale delle Nazioni Unite Paulo Sergio Pinheiro e la relazione, sempre sulla Birmania, del leader dell’etnia Shan Shwe Ohn. Il "Myanmar Nation" è stato poi chiuso su ordine della "Press Scrutiny and Registration Division", organo di controllo della stampa in Birmania.

Un esempio chiarificatore di come i generali stiano attuando questa politica si è avuto lo scorso maggio, dopo che il ciclone Nargis si è abbattuto sulla Birmania. "The New Light of Myanmar" ha diffuso la notizia secondo cui i profughi: "non hanno bisogno degli aiuti alimentari dall’estero, possono mangiare le rane e i pesci, che si trovano in abbondanza nelle zone colpite". A quanto pare il redattore capo di tutti i giornali è sempre Than Shwe, lo stesso che pochi giorni prima aveva rifiutato aiuti per 100 milioni di dollari da parte degli Stati esteri, che si erano resi disponibili a fornirli a condizione che i soccorritori potessero accedere all’area colpita da Nargis e che fosse garantita "trasparenza" sul loro utilizzo.

Tutto questo, sostiene "Reporter senza frontiere", fa diventare la Birmania "il paradiso della censura", noi diremmo l’"inferno" per chi ama l’informazione. E la situazione continua a peggiorare: dall’inizio delle proteste dei monaci il controllo sui canali d’informazione si è fatto ancora più serrato.

Ma per quanto siano strette le maglie di questa prigione chiamata Birmania, la Verità, come l’acqua, trova sempre il modo di passare. Una nuova generazione di coraggiosi giornalisti-cittadini e blogger sta sfidando la censura attraverso Internet e altre tecnologie. Essa ha avuto un ruolo fondamentale quando sono iniziate le proteste a settembre 2007 nell’informare il mondo su ciò che stava accadendo in Birmania. Ha spiegato Sein Win, direttore esecutivo di Missima News, il sito web dell’opposizione birmana in esilio: "ci sono molti volontari a Yangon, giovani studenti che inseriscono messaggi e foto su internet da quando, il 19 agosto, è iniziata la rivolta".

Questo è il nuovo modo per sentire e farsi sentire.

Noi ci sentiamo vicini a questi coraggiosi ragazzi che stanno lottando contro un regime disumano e violento con le armi dell’intelligenza e della Verità (che è più forte di qualsiasi bomba). Il nostro impegno è di sostenerli e aiutarli nell’informare il mondo su ciò che accade in Birmania.

 

(1) "In connection with the protest that broke out in Pakokku, Magway Division on 5 and 6 September, some foreign radio stations and anti-government organizations are spreading false propaganda in various forms and methods daily to instigate members of the Sangha to take part unrest. Similarly, destructionists inside the country are exaggerating the matter and channeling the exaggerated information to the members of the Sangha of some monasteries in major towns through trunk calls to agitate Buddishit Monks. They are also sending letters to the member of the Sangha requesting monks to solve the problem instead of ignoring it. Spoilers from inside and outside the nation failed to achieve success in attempting to cause unrest among workers and students. In addition, the people who wish peace and stability have never accepted their plots. SO, they are trying to organize and agitate Buddhist monk. The saboteurs are constantly hatching evil plots and making attempts to cause unrest and organize the members of the Sangha to participate in the unrest without fail."

 

Fonti:
http://www.serviziocivile.it/Contenuti/?PageID=176
http://www.swimmingonweb.net/abruzzo/modules.php?name=children&file=censura
http://www.diritto-oggi.it/archives/00028404.html
http://www.peacereporter.net/dettaglio_mappamondo.php?idc=8&idm=2&menu_aree=74
http://www.nntp.it/hobby-viaggi/875704-birmania-tasse-su-antenne-satellitari.html
http://www.democraticvoiceofburma.com