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4 Burma

Il monaco guerriero. Il risveglio dei monaci birmani

Nel settembre 2007 ha luogo in Birmania un movimento di rivolta guidato dai monaci buddhisti, che si presentano al loro popolo, alla comunità internazionale e a loro stessi in maniera assolutamente inedita.

Storicamente, l’assistenza sociale e sanitaria per i bisognosi in Birmania viene svolta dai monaci attraverso la "carità" concessa dal governo (briciole delle ricchezze derivanti dallo sfruttamento quotidiano della popolazione e delle risorse minerarie del Paese). Ma nel settembre 2007 i monaci rovesciano la "ciotola" rifiutando i doni della giunta militare al governo. In questo modo li dichiarano non più meritevoli di "emanda" e affermano simbolicamente di non voler più essere loro complici. Dopodiché innalzano bandiere in cui viene apposta l’immagine del pavone da combattimento, lo stesso emblema usato dagli studenti nella rivolta del 1988 - repressa nel sangue dai generali - e simbolo della NLD del Premio Nobel per la pace Aung San Suu Kyi. I monaci si schierano per la libertà e la democrazia scendendo nelle piazze davanti (e non più dietro) al loro popolo. Non retrocedono di fronte alla repressione della giunta birmana e si fanno massacrare. La tradizionale immagine del "religioso" al di sopra delle parti, del misticismo isolato dal mondo e chiuso in un monastero muta radicalmente.

Il "nuovo" monaco lotta insieme al suo popolo ed anzi, forte di una maggiore consapevolezza, lo guida brandendo lo stendardo del pavone da combattimento. Esce dal monastero e scende in strada a "morire", o forse a "vivere".

La repressione delle proteste da parte della giunta è terribile. Nei giorni successivi vengono uccisi a migliaia, nelle strade e nei monasteri, i loro corpi vengono gettati nella jungla. Secondo la testimonianza di un ex ufficiale dell’intelligence birmana, fuggito in Thailandia per non essere costretto a trucidare i monaci, i morti sono molti di più di quanto il mondo immagini. "Abbiamo contato diverse migliaia di corpi" ha dichiarato l’ex ufficiale al Daily Mail il primo Ottobre 2007. (http://www.commondreams.org/archive/2007/10/01/4236/). Gruppi di esuli alla frontiera Thailandese hanno confermato che centinaia di monaci sono semplicemente “scomparsi” durante i raid delle truppe governative a Rangoon. 2000 monaci buddisti sono stati arrestati e rinchiusi nella nota prigione di Insen o in aule universitarie trasformate in celle, molti monaci sono stati prelevati e portati presso un campo sportivo alla periferia di Rangoon, dove li hanno sentiti urlare mentre venivano selvaggiamente picchiati. Altri sono stati presi mentre tentavano di fuggire in abiti civili e sono stati rinchiusi in templi sporchi di sangue. Sempre il primo Ottobre 2007 Liselotte Agerlid, un diplomatico svedese in Birmania, riferisce al Daily Mail: "siamo stati informati da una delle principali ambasciate birmane che oggi 40 monaci nella prigione di Insen sono stati picchiati a morte e poi bruciati". Il diplomatico ha inoltre dichiarato che alcuni giorni prima tre monasteri erano stati oggetto di raid militari ed ora erano completamente abbandonati. (http://www.commondreams.org/archive/2007/10/01/4236/).

Tutto ciò non ha intaccato la determinazione dei monaci in favore del proprio popolo: dopo il ciclone Nargis essi hanno sopperito alle carenze governative, spesso denunciandone apertamente l’inadempienza e la malafede. I monaci del monastero di Thardu ogni giorno distribuiscono rifornimenti nella Divisione di Rangoon (dal cibo alle zanzariere) raggiungendo circa 200 villaggi nel Delta dell’Irrawaddy, accolgono i rifugiati nei monasteri e aiutano a ripulire le strade dai danni del ciclone.

Mentre i militari della giunta tentano di fermare chi cerca di prestare aiuto, picchiano chi chiede cibo obbligandolo a pagare una multa di 3,000 kyat (US $2.7), costringono i sopravvissuti a lasciare i loro rifugi per tornare a villaggi che ormai non esistono più e rubano il cibo ai superstiti per mangiarlo o rivenderlo al mercato nero, a Kun Wan convogli di camion guidati dai monaci buddisti attraversano i villaggi devastati dalla tempesta distribuendo rifornimenti.

I monaci birmani sembrano avere assunto nuova consapevolezza ed essersi risvegliati alla comprensione che il Vero Monastero è il Mondo, diventando un esempio di reale sostegno agli altri. Questi monaci guerrieri forse incarnano il vero insegnamento del Budda.