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4 Burma

Giochi di guerra. I bambini non dovrebbero giocare?

Il fenomeno dei bambini soldato è purtroppo molto diffuso e si innesta in contesti dove, in nome del potere, si schiacciano i fondamentali diritti umani.

Nel febbraio 2007, si è tenuta a Parigi una conferenza internazionale sul tema "Liberiamo i bambini dalla guerra". Al termine della conferenza, i rappresentanti dei 58 Stati partecipanti (tra cui molti di quelli in cui il numero dei bambini soldato è particolarmente alto) si sono impegnati a porre fine, in tutto il mondo, all'arruolamento illegale e all'utilizzo di bambini da parte di forze o gruppi armati. Ma dietro le belle parole e le buone "intenzioni", risulta chiaro che ancora troppi minori dovranno morire in perversi giochi di guerra. L'unico risultato concreto della conferenza è stata la redazione dei "Principi di Parigi", una serie di regole e linee guida per la protezione dei minori dall'arruolamento e la loro riabilitazione fisica e psicologica. In essi i "bambini soldato" vengono definiti: "minori facenti parte di qualsiasi tipo di forza armata regolare o irregolare, con qualsiasi funzione, comprese quelle di cuoco, facchino, messaggero e tutti i bambini che accompagnano tali gruppi al di fuori delle loro famiglie". Rientrano nella definizione anche i bambini e le bambine reclutate forzatamente per motivi sessuali e/o per matrimoni forzati.

Si stima (per difetto) che circa 250.000 bambini siano impiegati, a diverso titolo, nei conflitti armati in ogni parte del mondo. Agghiacciante appare la situazione in Birmania, Paese che si assicura il 30% di questa "merce". Per rispondere alle continue proteste internazionali, la Giunta militare ha istituito nel 2004 il "Committee for Prevention of Military Recruitment of Underage Children". Tale organismo non ha in pratica  fatto nulla per migliorare la situazione... anzi sì, in realtà qualcosa ha fatto: ha dichiarato che tutte le accuse sul reclutamento dei bambini erano false.

Il fiorente commercio dei bambini-soldato è gestito da reclutatori apartenenti alle forze armate, le cui operazioni di compravendita mirano a soddisfare una domanda sempre più in crescita, determinata dalla politica repressiva della Giunta. I capi militari, infatti, pretendono di risolvere la carenza di volontari e l’alto tasso di diserzione con l’arruolamento forzato di minori. Così anche bambini di 10 anni diventano soldati dell’esercito nazionale birmano (Tatmadaw).

I bambini sono molto "apprezzati" perché obbediscono "volentieri", fanno tutto senza protestare e non pensano di dover essere pagati, neanche se gli si chiede di uccidere.

I reclutatori ricevono denaro e cibo (in particolare riso e olio) in cambio della loro "preziosa merce", e ciò ha spinto anche molti civili ad intraprendere tale lucrosa attività. Così i bambini finiscono per essere "prelevati" quasi ovunque: per la strada e in luoghi pubblici come stazioni ferroviarie o fermate di autobus.

Dopo l’arruolamento arriva l’addestramento: 18 durissime settimane in centri militari sovraffollati, con una cattiva alimentazione, senza assistenza medica e sotto la continua minaccia di essere uccisi.

Dopo la formazione, i bambini vengono impiegati come sentinelle, facchini, spie e in attività di combattimento, anche contro civili.

Non si può calcolare il numero di bambini che cercano di disertare. Molti vengono uccisi durante la fuga, altri vengono costretti a tornare al proprio posto o condannati ad almeno due anni di reclusione.

Non è solo il Tatmadaw ad arruolare bambini. Infatti, in quasi tutti i gruppi armati delle diverse minoranze etniche – sia alleate sia nemiche del governo – risultano presenti minori impiegati a diverso titolo.

Il loro sistema di reclutamento e di trattamento varia molto: alcuni minori si offrono come volontari sia per partecipare alla lotta armata, sia per difendere i propri villaggi, sia per trovare il sostentamento che le famiglie non possono dargli. In altri casi, invece, sono le milizie dei gruppi etnici che impongono ai villaggi delle "quote" di reclute (ad es. la DKBA, gruppo alleato del governo). In queste circostanze le famiglie "cedono" i minori che ancora non procurano loro sostegno economico.

Alcune organizzazioni si stanno muovendo per evitare l’arruolamento dei bambini. È il caso del Karenni Army (KA) e del Karen National Liberation Army (KNLA), che hanno firmato un impegno ad allinearsi agli standard internazionali. Altre, come l’United Wa State Army (UWSA), il Democratic Karen Buddhist Army (DKBA) e il Karenni Nationalities People’s Liberation Front (KNPLF) persistono nella pratica.

Vi sono poi gruppi, come Shan State Army–South (SSA-S), che sembrano aver preso misure di propria iniziativa ma non consentono il controllo internazionale. Il Kachin Independence Army (KIA), invece, considera il reclutamento dei minori una forma di cura e tutela per i bambini vulnerabili.

Che il posto migliore per far crescere un ragazzo sia un esercito in guerra è triste cosa, che illustra efficacemente le condizioni di vita nella Birmania martoriata della giunta militare.

 

Fonti:

http://hrw.org/reports/2002/burma/Burma0902.pdf
http://www.diplomatie.gouv.fr/fr/IMG/pdf/engagements.pdf http://www.hrw.org/reports/2007/burma1007/
http://www.childsoldiersglobalreport.org/files/country_pdfs/FINAL_2008_Global_Report.pdf