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4 Burma

La questione birmana. Quadro sintetico

Presentazione

Attraverso questo breve scritto è nostro desiderio fare luce sulle più recenti vicende politiche che hanno avuto luogo in Birmania, paese simbolo dei metodi dittatoriali che ancora oggi affliggono diverse aree del pianeta.

Dominata da una dittatura militare di stampo comunista fin dal 1962, già nel 1988 la Birmania aveva assistito alla violenta repressione di una rivolta studentesca, terminata con il massacro di oltre tremila persone da parte dell’esercito.

Lo scorso settembre altri sconcertanti eventi hanno segnato con il sangue questo sfortunato paese, ma la nostra labile memoria sembra averli già rimossi.

Protagonisti di questi ultimi inquietanti episodi sono stati i monaci buddisti birmani. Questi ultimi (che da decenni svolgevano le mansioni di medici ed insegnanti supplendo all’inefficenza della politica sanitaria e sociale del sanguinario regime) erano scesi in piazza, al fianco della popolazione stremata, per manifestare pacificamente contro l’ennesimo rincaro dei prezzi. Il regime guidato da Than Shwe ha reagito alle proteste con massacri e torture, solo in parte sfuggiti alla censura dell’informazione. A nulla sono serviti gli appelli della comunità internazionale paralizzata dal veto di Russia e Cina.

 

1. I metodi di una dittatura militare

Nell’ottobre 2004 il primo ministro birmano e generale Khin Nyunt venne estromesso dal potere dai nuovi leader della Birmania, il generale Than Shwe - presidente del Consiglio di Stato per la Pace e la Democrazia (Spdc) - e il generale Maung Aye - comandante in capo dell'esercito e vicepresidente dell'Spdc. Il deposto generale Khin Nyunt aveva già capeggiato, nell'estate 1988, la sanguinosa repressione della rivolta studentesca scoppiata quell’anno, divenendo poi nel 1997 primo segretario dell’Spdc e primo ministro nell'agosto 2003.

Than Shwe, l’attuale numero uno del regime, si era già preparato il terreno nominando un gran numero di suoi sostenitori alla testa delle 12 regioni militari che, fuori dalla capitale, esercitavano il potere effettivo sul paese.

Inoltre, tutti coloro che precedentemente avevano fatto parte dei servizi militari, o avevano intrattenuto relazioni con essi, vennero prontamente allontanati attraverso una radicale “purga”, senza precedenti nella storia della dittatura birmana. I vertici dei servizi segreti furono sostituiti e più di 300 ufficiali superiori vennero arrestati o messi in pensione.

Mentre il dittatore Ne Win, che “regnò” in Birmania dal 1962 al 1988, aveva rafforzato i servizi segreti per impedire all’esercito di minacciare il proprio potere, gli attuali generali hanno preferito rendere l’apparato dell’intelligence meno autonomo ponendolo sotto il comando di Thura Shwe Mann, diretto subordinato del generale Than Shwe.

 

2. Divisioni interne alla giunta

Attualmente il rapporto tra i due principali capi birmani è tutt’altro che idilliaco. Essi si scontrano su due punti chiave, quali il rapporto con la Lega Nazionale per la Democrazia (NLD) e quello con la Cina.

Mentre Maung Aye auspicherebbe la riapertura del dialogo con Aung San Suu Kyi - leader del principale partito di opposizione, l’NLD - Than Shwe rimane inflessibile in posizione di chiusura.

Nei confronti della Cina, invece, il generale Shwe si pone come favorevole ad una stretta alleanza con la superpotenza asiatica, mentre Aye ha assunto una posizione più nazionalista, in particolare riguardo alla questione del grado di autonomia da concedere alla minoranza wa (vedi paragrafo successivo) presente nel nordest del paese, strategicamente utilizzata da Pechino quale strumento di pressione sul regime.

Di conseguenza Maung Aye vorrebbe riprendere la prova di forza con i gruppi che rifiutano di sottomettersi al potere centrale, in particolare gli appartenenti alla United Wa State Army (Uwsa), mentre Than Shwe, ritenendo positivi i risultati ottenuti, spinge per una politica di buon vicinato con Pechino.

D'altro canto la Cina non approverebbe che un governo ostile si insediasse a Rangoon (Yangon).