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Scippatori di cibo
Un raccapricciante gioco di prestigio et voilà: i beni di prima necessità inviati in Birmania come aiuti umanitari si trasformano in denaro sonante nelle tasche del famigerato esercito birmano. Le milizie governative hanno infatti sequestrato candele, pasta secca, sacchi di grano e riso con l’emblema delle organizzazioni umanitarie vendendoli poi nei mercati di Rangoon. La sconvolgente notizia, denunciata da "El Mundo" il 22.5.2008, rivela la destinazione finale di gran parte degli aiuti internazionali che dovrebbero sfamare la popolazione: "vengono sottratti dall’esercito filogovernativo per essere successivamente rivenduti nei mercati dell’antica capitale […]. Il riso straniero è più caro perché è fresco e non sta imputridendo come l’altro, spiega un’anziana che non ha voluto rivelare il suo nome per timore dei militanti dell’Asociación para el Desarrollo y Solidaridad de la Unión (USDA), un gruppo paramilitare accusato di trafficare con gli aiuti. La donna afferma che ogni mattina, i membri dell’USDA parcheggiano in una delle entrate del bazar i loro veicoli da cui scaricano riso, acqua potabile e coperte che hanno sequestrato alle agenzie degli aiuti umanitari". Ogni calamità scatena la solidarietà mondiale. Molti paesi hanno fatto il possibile per soccorrere il popolo birmano, combattendo contro gli ipocriti "giochetti del divieto" dei generali. Ma chi sta realmente aiutando la comunità internazionale? Ciò che è stato inviato probabilmente non raggiungerà mai le bocche di chi ha fame. Un rapporto di Amnesty International riferisce di 40 città in cui i soldati birmani o le autorità locali hanno confiscato, dirottato o comunque fatto cattivo uso degli aiuti da quando la tempesta ha colpito il paese il 2 e il 3 maggio. Anche se la giunta ha garantito un più ampio accesso alla zona del delta "i recenti casi di corruzione e dirottamento degli aiuti rischiano di minacciare seriamente l’efficacia del sostegno internazionale" riferisce il rapporto (1). La maggior parte dei casi citati riguarda la confisca da parte delle autorità degli aiuti elargiti da privati cittadini, alcuni dei quali sono stati persino arrestati per essersi rifiutati di consegnare le proprie donazioni. (www.amnesty.org). Più di un milione di sopravvissuti non ha ancora ricevuto alcun soccorso, e diverse interviste rilasciate da residenti ad Al Jazeera parlano di lotterie tenute dai militari per determinare chi riceverà il cibo e chi continuerà a morire di fame: "Ai membri di ogni famiglia è stato dato un numero e i soldati hanno fatto una lotteria”. Ha raccontato uno dei rifugiati a Mae Sot, una città Thailandese al confine con la Birmania dove sono "tappati" centinaia di sopravvissuti che hanno attraversato i confini in cerca di aiuto. "Cento famiglie hanno ricevuto un uovo, sei lattine di latte condensato ed una patata. Quelli che hanno sorteggiato un biglietto bianco hanno dovuto andarsene senza niente”. Ha continuato l'uomo. Un ex soldato Birmano ha dichiarato che, nonostante la distruzione operata dal ciclone Nargis, le truppe stanno ancora chiedendo soldi ai sopravvissuti per passare i posti di blocco ai confini con la Thailandia. La spedizione di aiuti per il delta dell’Irrawaddy è particolarmente difficoltosa. Con solo sette elicotteri governativi disponibili nella zona i rifornimenti vengono trasportati principalmente per strade sporche e via nave. Le imbarcazioni in grado di navigare lungo i canali pieni di detriti sono scarse e i tentativi di importare camion ed altri veicoli sono stati impediti dal governo. Nel frattempo, gli addetti agli aiuti presenti nella regione hanno riferito che dozzine di sfollati sono stati espulsi dai loro rifugi nelle scuole, nei monasteri e negli edifici pubblici. L’espulsione sembra far parte di un tentativo governativo di dimostrare che i Birmani sono in grado di ricostruire il paese anche senza gli aiuti stranieri (http://english.aljazeera.net). Vi sono poi numerose testimonianze da parte di addetti ai soccorsi internazionali del fatto che il regime militare costringa i sopravvissuti ai lavori forzati in cambio di cibo. (http://ap.google.com) La situazione è ulteriormente aggravata dalla speculazione sul prezzo degli alimenti: una ciotola di riso costa 3.000 kyat e cioè circa 10 dollari, mentre prima del ciclone Nargis la stessa quantità, cioè la razione quotidiana di una famiglia di cinque persone con un reddito inferiore ad un dollaro al giorno, costava 800 kyat. Il prezzo dell’olio di noccioline, che viene usato per cucinare è salito del 40%, a 5.500 kyat ogni 2 chili. In un paese dove chi lavora per il governo guadagna 30 $ al mese, o anche meno, le persone spesso spendono due terzi del loro reddito per mangiare. "Per i ricchi va bene, ma mentre i prezzi salgono, i salari rimangono gli stessi. E noi mangiamo di meno". Ha dichiarato la ventisettenne Ma Oo a Reuters. E intanto cronisti e testimoni oculari continuano a descrivere la situazione reale della popolazione birmana dopo il disastro: “Si vedono dei cadaveri anche vicino a Yangon, come pure carcasse di mucche. Il pericolo di epidemie è dunque elevatissimo” (2). "Il 90 per cento delle case di bambù e legno è stato raso al suolo, la gente è intenta a farsi elementari rifugi” (3). “Serve tutto: cibo, acqua potabile, medicine per i feriti. È una lotta contro il tempo” (4). “Il corpo di un bambino, avrà avuto due anni, ha ancora un laccio legato alla caviglia destra, probabilmente messo dalla madre per evitare inutilmente che fosse trascinato via” (5). “Ho visto famiglie di contadini dove il padre e il figlio più grande rimettono in piedi la casa mentre la madre sta con i più piccoli in un luogo riparato a custodire il riso e le poche cose salvate dal ciclone” (6). Il ciclone ha fatto più di 100.000 vittime, probabilmente 200.000 dispersi e oltre 2,4 milioni di sfollati. Ma ha solo ulteriormente aggravato le condizioni di vita della popolazione birmana, che da 40 anni sopravvive ad un'altra calamità: la dittatura miltare che ne calpesta senza scrupoli ogni diritto. A noi non resta che perseguire nella denuncia di tanta inaudita atrocità.
http://www.swissinfo.ch, Morven McLean, In Myanmar il ciclone Nargis semina disperazione, Intervista al giornalista svizzero Peter Achten, trad. dall’inglese Françoise Gehring. http://www.peacereporter.net, Gianrigo Marletta, Birmania, nel cuore del dramma, Viaggio nella zona del delta più colpita dalle inondazioni. 09/05/2008. http://www.corriere.it , Birmania, giunta contro soccorritori: “La popolazione può mangiare le rane”, 30 maggio 2008 http://blog.panorama.it, Feliciano Monti, Birmania diario dall’inferno d’acqua 16 Maggio 2008. www.elmundo.es. Juan Campos (EFE) La ayuda que se envía a Myanmar se vende en los mercados de la capital, 22/05/2008.
(1) "recent incidents of corruption and diversion of aid suggest a potentially serious threat to effective distribution of aid". (2) Peter Achten, swissinfo. (3) Feliciano Monti di Panorama. (4) Feliciano Monti di Panorama. (5) Gianrigo Marletta, Peacereporter. (6) Feliciano Monti di Panorama.
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