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Carceri di Insein: La furia di Nargis e la violenza dei soldati

Yangon (Rangoon). Nella prigione di Insein, all’indomani del disastro provocato da Nargis, la polizia ha aperto il fuoco sui detenuti rinchiusi in un cortile che protestavano per il mancato soccorso durante il ciclone. Risultato: 36 morti e 70 feriti. Una nuova pagina dell’orrore della dittatura militare birmana.

La prigione di Insein è una vecchia costruzione che risale all’età coloniale. Gran parte dei soffitti fatiscenti hanno ceduto per il forte vento durante la famigerata notte di Nargis, fra il 2 e il 3 maggio: millecinquecento detenuti sfollati sono stati costretti a passare la notte rinchiusi in un cortile del carcere. Le guardie si sono più volte rifiutate di aprire le porte del cortile per soccorrerli, abbandonandoli a se stessi mentre il ciclone infuriava sopra le loro teste.

Il mattino successivo i detenuti, bagnati, gelati, affamati e ancora rinchiusi nel cortile, hanno tentato di accendere un fuoco provocando il divampare di un incendio. La rabbia è esplosa e qualcuno ha incitato alla rivolta.

La risposta dei carcerieri è stata immediata: con l’aiuto dei soldati e della polizia antisommossa hanno sparato sui detenuti. Oltre ai morti e ai feriti dovuti alla sparatoria, molti dei prigionieri chiusi nelle celle vicine al cortile hanno rischiato il soffocamento per il fumo e sono stati prelevati solo all’ultimo momento, alcuni in condizioni molto gravi. Fra questi si trovava anche Min Ko Naing, il più famoso dissidente in carcere dopo Aung San Suu Kyi. Min Ko Naing è stato uno degli organizzatori della protesta del 1988, è gravemente malato agli occhi e come molti non riceve le cure adeguate.

A denunciare i fatti è stata l’AAPP (Assistance Association for Political Prisoners) costituita da un gruppo di esuli birmani in Thailandia, che sono stati avvisati dell’accaduto da alcuni parenti dei prigionieri. Secondo il loro censimento sono più di 1900 i dissidenti politici imprigionati in Birmania.

Nonostante l'ambiguità delle versioni che hanno immediatamente accompagnato la diffusione della notizia, resta palese il fatto che “l’amministrazione centrale del carcere di Insein ha reagito al ciclone con la stessa letargia delle autorità di regime all’esterno, le quali non hanno fatto nulla per aiutare le comunità stanziate lungo il percorso del ciclone.” (1)

Ma l’orrore non si è concluso con l’omissione di soccorso e la carneficina. In seguito allo spiacevole “incidente”, Il carcere ha aperto un’inchiesta per cercare dei capri espiatori a cui dare la responsabilità della rivolta.

Approfittando del fatto che l'attenzione generale era concentrata sul disastro, i carcerieri hanno infierito in modo brutale sui prigionieri: 4 detenuti sono morti durante gli interrogatori. Altri 98, compresi sette carcerati per reati politici, sono stati rinchiusi in celle di punizione (2). Fra gli altri, Nyan Lin Aung, membro di “All Burma Federation of Student Unions” è stato gravemente ferito per le percosse ed è in cella di isolamento. Nei giorni successivi i prigionieri politici sono stati sottoposti ad una serie di violenti interrogatori e torture (3).

La prigione di Insein è diventata l’emblema della violenza della giunta militare. “Ospita” preferibilmente dissidenti e prigionieri politici (fra i quali, nel 2003 anche Aung San Su Ky).

Le condizioni disumane dei detenuti sono tristemente note, la sporcizia è un’arma di repressione: scabbia, tubercolosi, AIDS e infezioni di ogni genere sono malattie comuni. La tortura, fisica e psicologica, è una pratica lecita e all'ordine del giorno.

Insein è stata definita da un ex detenuto “il buco dell’inferno più buio in Birmania” (darkest hell-hole in Burma). Non stentiamo a crederlo.

 

Altre notizie sugli abusi dopo Nargis:

http://www.irrawaddy.org

 

(1) “The prison administration reacted to the cyclone with the same lethargy as regime authorities outside the prison, who reportedly took no action to help communities in the path of the cyclone” Peter Popham
Wednesday, 7 May 2008, http://www.independent.co.uk).

(2) www.aappb.org “Political Prisoners Tortured in Insein Prison” Information Release May 27 2008.

(3) Fra questi: U Tin Mya, presidente della National League for Democracy (NLD), Thingangyun Township, U Myint Htun della NLD, Shwepyithar Township, Ko Thant Zaw della NLD e U Damica aka U Htun Htun, U Kyaw e Saw Naing della Karen National Union.

 

Fonti:

http://www.independent.co.uk , “Prison-guards-shot-dead-36-inmates-to-quell-unrest” By Peter Popham
Wednesday, 7 May 2008.
www.aappb.org, “Political Prisoners Tortured in Insein Prison” Information Release May 27 2008.
http://www.mizzima.com, “36-dead-70-injured-in-fire-at-notorious-prison”, 05 May 2008.
http://www.english.dvb.no, Democratic voice of Burma, “Political prisoners tortured in Insein prison: AAPP”, 28 maggio 2008; “Four insein prisoners die during interrogation” 7 maggio 2008; “36 Insein inmates killed in prison crackdown”, 5 maggio 2008.