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4 Burma

Cacciamo la Birmania fuori dalle Nazioni Unite

L’India aveva messo in guardia la giunta che il micidiale ciclone si stava dirigendo verso la Birmania il primo maggio, due giorni prima che colpisse il paese. Ora c’è un numero incalcolabile di morti, orfani e senza tetto. I corpi ancora galleggiano nell’acqua. È il momento di cacciare la Birmania fuori dalle Nazioni Unite.

Il secondo capitolo della Carta delle Nazioni Unite stabilisce la sospensione o l’espulsione di stati membri da parte del Consiglio di Sicurezza, che ha anche il potere di riammetterli. Forse c’è qualcosa, da qualche parte nella Dichiarazione sui diritti dell’uomo dell’ONU, che quest’anno celebra il suo logoro sessantesimo anniversario. Qualcuno dirà che la Cina, la migliore amica della Giunta, quasi sicuramente metterebbe il proprio veto su una tale mozione. Lasciamoglielo fare, alla vigilia delle sue Olimpiadi dalla torcia assediata. Cacciare la Birmania dalle Nazioni Unite sarebbe simbolico. Ma che l’intero mondo guardi i generali birmani lasciare morire il proprio popolo di fame e malattia è qualcosa di peggio che simbolico. Se le Nazioni Unite non possono fare nulla riguardo la Birmania, dovrebbero almeno fare qualcosa riguardo il rispetto di se stesse.

Se le Nazioni Unite non metteranno in atto un processo per sospendere la Birmania dalla sua condizione di membro allora, chiaramente, non sarà possibile perdonarglielo.

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