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4 Burma

Laura Bush. Dichiarazione sulla Birmania 5/5/2008

Sabato il ciclone Nargis ha spazzato la Birmania. La tempesta ha colpito più di 2 milioni di persone e, secondo i media Birmani, ne ha uccise a migliaia. Il dopo-disastro ha paralizzato città, separato famiglie, distrutto case e lavori.

Gli Americani sono un popolo compassionevole. Ci siamo immediatamente attivati per offrire aiuti e sostegno finanziario attraverso la nostra ambasciata. Lavoreremo con le Nazioni Unite e altre organizzazioni non governative per fornire acqua, assistenza sanitaria cibo e riparo. Sono previste ulteriori forme di aiuti.

Appena il governo Birmano acconsentirà, gli Stati Uniti sono pronti a fornire una squadra di assistenza e a rifornire la Birmania di tutte le provviste di cui ha più bisogno. Il governo Birmano dovrebbe accettare velocemente la nostra offerta, così come tutte le altre offerte di assistenza internazionale.

Mentre affrontano questa tragedia, gli uomini e le donne birmane sono nei pensieri e nelle preghiere di molti Americani. È grave che i Birmani siano venuti a conoscenza del disastro imminente solo quando media stranieri – come Radio Free Asia e Voice of America – hanno dato l’allarme. Nonostante fossero a conoscenza del pericolo, i media Birmani a gestione statale non sono riusciti ad avvisare in tempo i cittadini che si trovavano lungo il percorso della tempesta.

La risposta al ciclone è solo l’esempio più recente del fallimento della giunta nel venire incontro ai bisogni fondamentali della propria gente. Il regime ha smantellato il sistema agricolo, l'educazione e la sanità. Questa nazione, un tempo ricca, ora ha il GDP procapite più basso del sudest asiatico.

Nonostante la devastazione creata dal ciclone, per quanto ne sappiamo i leader militari birmani hanno intenzione di procedere con il referendum costituzionale in programma per sabato 10 Maggio. Hanno orchestrato questa votazione per dare una falsa legittimazione al loro governo. La costituzione proposta è stata redatta secondo un procedimento scorretto che ha escluso l’opposizione ed alcuni gruppi etnici chiave. Essa darebbe ai militari un effettivo potere di veto su ogni cambiamento costituzionale, proibirebbe agli attivisti democratici attualmente prigionieri politici, o ex prigionieri politici, inclusa Aung San Suu Kyi, di entrare in carica.

Per assicurarsi che la loro costituzione divenisse legge il regime ha usato l’intimidazione sui votanti e la forza contro i dissidenti. Le riunioni pubbliche sono state vietate, così come la distribuzione non autorizzata di materiale stampato.
Mentre la data del referendum si avvicina, c’è un incremento negli arresti dei membri dell’opposizione e degli attivisti. Ciò continua ad avvenire, nonostante gli appelli da parte della comunità internazionale e del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite affinché il governo Birmano assicuri un referendum libero, corretto e globale. In risposta alla continua repressione del regime il Presidente Bush ha istruito il Dipartimento del Tesoro degli U.S.A. affinché congeli i capitali delle società birmane a gestione statale conservati nelle banche Americane. Ciò in aggiunta alle iniziative intraprese lo scorso anno per estendere le sanzioni contro il regime birmano e stringere quelle contro i suoi massimi leader. Ringraziamo l’Unione Europea, il Canada e l’Australia per essersi uniti agli U.S.A. nell’imporre simili restrizioni e ci appelliamo a Cina, India e agli altri membri dell’ASEAN affinché usino la loro influenza per incoraggiare una transizione democratica.
I generali al governo in Birmania hanno avuto la loro occasione per implementare il buon governo che hanno promesso al proprio popolo. Se le cose procederanno alle condizioni attuali, il referendum costituzionale che hanno pianificato non potrà essere visto come un passo avanti verso la libertà, ma piuttosto come la conferma di un inaccettabile status quo.

http://whitehouse.gov/news/releases/2008/05/20080505-5.html