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4 Burma

I treni birmani passano per le nostre città

Un milione e mezzo di birmani a rischio della vita nelle zone colpite dal ciclone. La sanità pubblica è alla catastrofe, fra epidemie, fame e mancanza di acqua potabile. Il regime impedisce tuttora agli operatori internazionali l’ingresso nel paese. Possiamo ancora permetterci di ignorare tutto questo?Molto spesso, dalla fine della Seconda Guerra Mondiale, ci siamo chiesti cosa avessero pensato i tedeschi vedendo passare i treni diretti verso i campi di concentramento, o cosa avremmo pensato noi stessi. Grazie al villaggio globale, i treni birmani stanno attraversando le nostre città proprio ora.

Il 10 Maggio 2008 Oxfam avvisava che più di un milione e mezzo di persone nell’area colpita dal ciclone avrebbero rischiato la vita se non avessero ricevuto acqua pulita e assistenza medica, e che si prevedeva un’emergenza sanitaria.

Diverse volte la comunità internazionale ha fatto appello ai generali birmani affinché lasciassero cadere le restrizioni imposte alle organizzazioni umanitarie straniere, ma invano.

Ogni promessa di apertura è stata disattesa nei fatti.

In Birmania la resistenza della popolazione alle malattie diminuisce di giorno in giorno a causa della mancanza di cibo, di acqua potabile e di riparo dagli agenti atmosferici. In particolare, l’acqua contaminata dai liquami delle latrine, fuoriusciti a causa delle piogge, e dai cadaveri in decomposizione, umani ed animali, rischia di diventare un focolaio di batteri per malattie infettive come colera, tifo, e shigella (ricordiamo che sia colera che shigella sono endemici nella regione).

I sopravvissuti al ciclone, esposti alle intemperie, affamati e ammassati in campi profughi superaffollati, sono a rischio di morbillo, infezioni toraciche, pneumonia e difterite, soprattutto i più deboli, i bambini e gli anziani. La dengue è molto diffusa in Myanmar, soprattutto da maggio ad ottobre, e già nel 1999, nel 2001-2 e nel 2007 si sono verificate importanti epidemie di dengue. Tutte e cinque le zone colpite dal ciclone sono, inoltre, regioni con alti livelli di trasmissione della malaria, la cui incidenza potrebbe crescere a causa del formarsi di pozze di acqua stagnante in cui zanzare e moschini proliferano.

A due mesi dal passaggio del ciclone Nargis l’Ufficio Coordinamento per gli Affari Umanitari ha riportato che più di un milione di vittime non hanno ancora ricevuto assistenza.

Secondo la Food and Agriculture Organization delle Nazioni Unite, 52.000 agricoltori rischiano di morire di fame perché non saranno in grado di coltivare il proprio raccolto; 21.834 vittime del ciclone hanno contratto il virus della tubercolosi e il traffico di esseri umani ha subito un’impennata, così come lo sfruttamento delle vittime del ciclone per il lavoro forzato. La corruzione aggrava la già drammatica situazione. Il presidente del Phyar Pon Township Peace and Development Council è indagato per aver venduto 5.000 sacchi di fertilizzante destinato ai contadini.

Infine, tra i "dispersi" del dopo-Nargis, si possono contare anche più di 3.000 kyat raccolti dal Thanpyuzayart Town Peace and Development Council per la cremazione di 389 vittime del ciclone.

 

Per approfondire:

http://www.oxfam.org/en/news/2008/pr080511_myanmar_cyclone_public_health http://washingtonpost.com/wp-dyn/content/article/2008/05/12/AR2008051202329.html
http://upiasiaonline.com/Human_Rights/2008/07/08/food_shortage_threatens_burmese_survivors/7550/