|
Manda a un amico
|
Contatti
|
Cerca
|
English
|
![]() |
![]() |
|
I generali lasciano la propria gente a morire
Dopo aver fallito nell’avvisare la propria gente dell’arrivo del ciclone Nargis, la dittatura isolazionista di Than Shwe e dei suoi compari rifiuta di rilasciare agli addetti stranieri agli aiuti i visti per entrare in Birmania. Il regime militare, inoltre, nonostante il paese abbia già subito gravissime perdite (100.000.000 morti), ignora le proteste internazionali e non consente l’atterraggio degli aerei pieni di acqua, alimenti e rifornimenti. Il numero delle vittime continua ad aumentare, 1,5 milioni di persone rischiano di morire di fame e malattie quali diarrea, colera e tifo. “Gli aiuti sono agli sgoccioli” ha dichiarato in un’intervista alla Bloomberg Television il 9 maggio 2008 Anne Richard del Comitato di Soccorso Internazionale degli Stati Uniti. “Senza i permessi per entrare nel paese l’intero sistema [di aiuti n.d.r.] si è fermato bruscamente”. “Abbiamo già perso cinque o sei giorni a causa dell'intransigenza del governo… i bambini moriranno di diarrea grazie all’inerzia governativa” ha dichiarato Jan Egeland, ex sotto segretario per gli affari umanitari durante lo tsunami del 2004 nel Sud-est Asiatico. Larry Jagan, giornalista ed ex editor per gli affari asiatici della BBC ha riferito: “le persone con cui ho parlato a Rangoon erano furibonde perché, nonostante siano stati visti un paio di camion carichi di militari, non ce ne era nessuno per le in strade. Stavano seduti nei camion senza uscire a sgombrare le strade dagli alberi… La gente diceva "Guarda… quando si tratta di reprimere le persone sono sul posto in meno di 24 ore e sono spietati. Quattro giorni dopo la tempesta, quando abbiamo realmente bisogno del loro aiuto non c’è traccia della loro presenza”. Fino al 7 maggio solo 276,000 persone su un milione e mezzo avevano ricevuto gli aiuto di cui necessitavano, ha dichiarato Richard Horsey, portavoce delle Nazioni Unite, unità di risposta alle catastrofi. C’è pochissimo tempo per agire prima che le malattie si diffondano moltiplicando il già tragico numero dei caduti” ha affermato Noeleen Heyzer, alto funzionario delle Nazioni Unite nell’area del Pacifico. Paul Risley, portavoce per il Programma Fame nel Mondo delle Nazioni Unite, ha dichiarato: “la frustrazione causata da quello che sembra essere un ritardo burocratico non ha precedenti nella storia degli aiuti umanitari. È sorprendente. Sollecitiamo con forza il governo di Myanmar affinché esamini queste domande di visto il più rapidamente possibile, anche durante il fine settimana”. (Sembra che i burocrati del governo non siano disposti a lavorare il fine settimana e che la giunta birmana abbia preso un giorno di riposo venerdì 9 maggio!). Il regime ha anche sostenuto di essere favorevole a posticipare il referendum nelle aree del paese maggiormente colpite, mentre la televisione di stato ha mandato in onda filmati con immagini di soldati e ufficiali del governo in alta uniforme che consegnavano gli aiuti in mano alla gente, insistendo che ogni cosa stava “tornando alla normalità”. Secondo le persone qualunque aiuto arrivi, anche solo semplici coperte, viene prima consegnato ai membri dell’esercito che mantengono comunque la priorità sulla popolazione. Un articolo dell’Independent, riporta: “Non è una soluzione lasciare semplicemente gli alimenti nell’aeroporto di Rangoon e distribuirli al regime militare, ignorando il rischio che l’Armata li tolga a chi ne ha realmente necessità. In Birmania mancano camion, barche e carburante per portare gli aiuti a chi ne ha bisogno. Le truppe, così pronte a sopprimere ogni dimostrazione di democrazia, si sono fatte notare per la loro assenza. Non hanno né la capacità né l’attrezzatura per ricostruire strade e ponti”. Le truppe, che puntualmente dimostrano di voler sopprimere qualunque dimostrazione pro-democratica, si sono fatte notare per loro assenza. Non hanno le capacità né le attrezzature per ricostruire le strade e i ponti distrutti”. Tale riforma afferma il principio della responsabilità internazionale di proteggere i popoli dal genocidio, dai crimini di guerra, dalla pulizia etnica o dai crimini contro l'umanità, laddove i governi nazionali trascurino di farlo, attraverso "appropriati mezzi diplomatici, umanitari e altri strumenti pacifici” oppure, qualora i mezzi di pace risultino inadeguati, tramite una “azione collettiva”. Siccome la risoluzione non fa specificatamente riferimento ai disastri naturali, la proposta francese ha suscitato obiezioni come quella dell’inviato delle N.U. di Pechino, Liu Zhenmin, il quale ha dichiarato: “L’attuale situazione di Myanmar è una calamità naturale”, aggiungendo che la questione non dovrebbe essere politicizzata. "Non è un affare per il Consiglio di sicurezza," ha insistito Liu Zhenmin. Henrietta H., amministratore dell'Agenzia per lo Sviluppo Internazionale degli Stati Uniti, ha affermato: “è una gara contro il tempo, una gara per salvare le vite”. Forse i generali desiderano che la gente muoia, dal momento che considerano il popolo birmano solo un ostacolo sulla strada verso i soldi. Aggiornamenti 11 Maggio: i superstiti continuano a cercare di sopravvivere tra i morti. In molte aree non si è visto alcun soldato o agenzia governativa, nonostante i militari si siano dati da fare tutto il fine settimana per assicurare che le persone votassero alle elezioni. Invece di consegnare gli aiuti, camion con altoparlanti si aggiravano esortando le persone ad uscire e andare a votare. Alcuni testimoni riferiscono che mentre i monaci cercavano di aiutare le persone i soldati stavano senza far niente, in alcuni casi addirittura impedendo ai monaci di consegnare il cibo a chi moriva di fame. Il 10 Maggio, il primo ministro birmano in esilio, Sein Win ha dichiarato al National Press Club in Washington: "la chiave per salvare le vite di decine di migliaia, forse centinaia di migliaia di uomini, donne e bambini in Birmania è la Cina. Nessun altro paese al mondo ha più influenza sulla giunta militare Birmana della Cina. Il fatto è che, senza il supporto forte e costante della Cina, la giunta militare birmana non potrebbe esistere. Lo sappiamo”. Mentre centinaia di migliaia di persone sono di fronte alla morte il governo cinese richiede pazienza: "(la comunità internazionale) dovrebbe tenere in conto il fatto che il governo del Myanmar's si è dimostrato pronto e disponibile a ricevere (gli aiuti), ed avere un dialogo stretto e paziente con il Myanmar," ha dichiarato ai giornalisti il portavoce del Ministro degli Esteri Qin Gang.
|