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4 Burma

L'inviato dell'Onu sconfitto su tutta la linea

10 Marzo 2008

Ibrahim Gambari, inviato speciale dell'Onu, ha terminato con un nulla di fatto la sua la terza missione in Birmania, infilando una serie di 'niet' che hanno ridicolizzato il suo intervento.

La proposta Onu di inviare osservatori internazionali per il referendum costituzionale di maggio è stata rifiutata dalla giunta militare. La spiegazione è che "in Birmania non è mai successo che ci fossero osservatori dall'estero che monitorassero eventi come un referendum" e che "tenere un referendum costituzionale è un affare che rientra nella sovranità dello Stato".

Ancora una volta, proprio come era già avvenuto durante la missione di Gambari dello scorso novembre, il dittatore birmano, generale Than Shwe, non ha voluto riceverlo. Gambari ha invece incontrato alcuni ministri, rappresentanti delle minoranze etniche, Aung San Suu Kyi e altri membri del suo partito.

Il secondo 'no' lo ha incassato proprio nel tentativo di far liberare Aung San Suu Kyi e permetterle di partecipare alle prossime elezioni. A Gambari è stato comunicato che 'la giunta non accetterà alcuna interferenza sul contenuto della Costituzione' (redatta senza coinvolgere l'NLD, il partito di opposizione guidato da Aung) che le impedisce di fatto la candidatura alle prossime elezioni del 2010, perchè 'sposata con un cittadino straniero' (San Suu Kyi è vedova dal 1999).

In questo modo la dittatura si garantisce la completa libertà di manipolare i risultati delle elezioni o persino annullarle, come fece nel 1990 quando proprio la Lega Nazionale per la Democrazia conseguì una vittoria schiacciante.

Il ministro dell'Informazione Kyaw Hsan ha in ultimo respinto la richiesta dell'Onu di rilasciare gli altri prigionieri politici, che le Nazioni Unite stimano essere oltre 1.100, mentre organizzazioni umanitarie parlano di almeno 6000 persone. Secondo il ministro "in Birmania non ci sono prigionieri politici" e "se Suu Kyi è agli arresti domiciliari è perché ha tentato di destabilizzare il paese".

Gambari è stato così trasformato da 'inviato' a 'umiliato speciale' e, secondo osservatori internazionali, ora getterà la spugna rimettendo il suo mandato all'attuale Segretario, Ban Ki Mun. Ogni illusione sulla road map "democratica" della giunta militare è crollata, rivelandosi sempre più una farsa, un espediente per tenere a bada la comunità internazionale; mentre i veti di Cina e India continuano a rendere vane le risoluzioni del Consiglio di Sicurezza contro la giunta di Than Shwe.

Nel frattempo l'Unione Europea aveva incaricato il suo 'inviato per la Birmania' Piero Fassino di affiancare Gambari nella difficile opera di mediazione: lui invece ha preferito rimanere in Italia per seguire la campagna elettorale del suo partito (PD), limitandosi poi a comunicare che "l'UE è preoccupata per il mancato accoglimento delle proposte ONU".

Probabilmente lui lo è molto meno, visto che la giunta alla guida del paese è filo-comunista, proprio come il partito politico italiano di cui fa parte.