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George W. Bush 25 Febbraio 2008
Bush a proposito delle nuove sanzioni imposte su diversi commerci birmani La casa bianca La situazione in Birmania rimane deplorevole. Il regime ha respinto gli appelli provenienti sia dal proprio popolo sia dalla comunità internazionale ad iniziare un dialogo genuino con l’opposizione e con le minoranze etniche mentre continuano gli arresti ed i processi contro gli attivisti politici pacifici. Ne è un esempio il recente arresto dei giornalisti Thet Zin e Sein Win Maung. Inoltre continuano gli abusi sui diritti umani ai danni delle minoranze etniche residenti nelle aree orientali della Birmania, dove l'esercito birmano incendia case e uccide civili. Gli Stati Uniti continuano a cercare il modo per attuare una transizione pacifica verso un governo democratico in grado di promuovere la stabilità e la prosperità in Birmania e in tutta la regione. Sosteniamo l'impegno del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite e delle missioni umanitarie del Segretario Generale delle Nazioni Unite Ban, così come l’ininterrotto impegno regionale. Come elemento di una politica mirata a promuovere una genuina transizione democratica, gli USA mantengono sanzioni che si focalizzano sui capitali dei membri del regime e sui loro “amici”, i quali diventano sempre più ricchi mentre il popolo birmano soffre sotto il loro malgoverno. Così oggi il Dipartimento del Tesoro, seguendo l’Ordine Esecutivo 13448, ha applicato diverse sanzioni finanziarie contro Steven Law, un “amico” del regime sospettato tra l'altro di trafficare droga e contro la sua rete finanziaria, che include sua moglie, suo padre e quattordici altre società. Inoltre, il Dipartimento del Tesoro ha applicato diverse sanzioni a due villaggi turistici gestiti e di proprietà di un “amico” del regime e trafficante d’armi Tay Za, già oggetto di sanzioni nell’ottobre 2007. Le azioni di oggi allungano la lista che già conteneva 33 individui e 11 società. Per di più, come risultato delle maggiori restrizioni sui visti che ho personalmente annunciato nel Settembre del 2007, 898 ufficiali birmani ed i membri delle loro famiglie sono adesso sottoposti a tali restrizioni. C’è bisogno di una pressione internazionale combinata per arrivare ad una genuina transizione verso la democrazia in Birmania. Incoraggiamo i vicini di questo paese e gli altri azionisti nell’Asia del Sud a far capire a fondo al regime il bisogno di rilasciare tutti i prigionieri politici, inclusa Aung San Suu Kyi; di terminare gli attacchi militari e gli abusi sui diritti umani contro le minoranze etniche ed iniziare una genuina transizione verso la democrazia in risposta alle palesi aspirazioni di tutta la popolazione birmana. (Distribuito dall’Ufficio del Programma dell’Informazione Internazionale, Dipartimento di Stato Americano. Sito web: http://usinfo.state.gov) http://htwww.whitehouse.gov/news/releases/2008/02/20080225-4.html
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